Difendiamo la nostra fede (non lasciamoci rubare la speranza)

Riceviamo e con piacere pubblichiamo il contributo di un nostro parrocchiano su un evento molto interessante accaduto in questi giorni che tanto ha colpito l'opinione pubblica :

Questa riflessione nasce da un recente e particolare avvenimento che ha interessato i media.

Si tratta della lettera pubblicata sul giornale La Repubblica, da Eugenio Scalfari, sul tema "fede e ragione", alla quale il Santo Padre ha voluto rispondere personalmente, non lasciandosi sfuggire l'opportunità di poter rompere l'incomunicabilità ed aprire un dialogo proficuo tra "Chiesa e cultura d'ispirazione cristiana, da una parte, e cultura moderna d'impronta illuminista, dall'altra", come lo stesso Pontefice scrive.

La lettera di Papa Francesco è un documento ridondante d'amore, che esterna volontà e massima disponibilità ad "un dialogo aperto e senza preconcetti, che riapra le porte per un serio e fecondo incontro" e cita a tal proposito un passaggio dell'Enciclica Lumen fidei: "Poiché la verità - scrive - testimoniata dalla fede è quella dell'amore, risulta chiaro che la fede non è intransigente, ma cresce nella convivenza che rispetta l'altro. Il credente non è arrogante; al contrario, la verità lo fa umile, sapendo che più che possederla noi, è essa che ci abbraccia e ci possiede". Questo è lo spirito che anima le parole che le scrivo - afferma il Pontefice, aggiungendo – La fede per me è nata dall'incontro con Gesù.

Tutto ciò dovrebbe aprire il cuore alla speranza, ma l'intervista televisiva fatta dalla giornalista Lilli Gruber a Scalfari, nella trasmissione di venerdì 13 settembre 2013, è sembrata dare un diverso orientamento.

Infatti, l'intervistato ha asserito di non credere in Dio e di non sentire la necessità di cercarlo, pur avendo scritto e confermato di essere affascinato dalla persona di Gesù e dalla sua predicazione.

Fin qui il concetto è lineare, condivisibile e non preclude il dialogo, ma laddove continuando afferma che storicamente Gesù non esiste e che sono solo i Vangeli a parlarne, la questione cambia aspetto.

Innanzitutto, esistono fonti storiche molto attendibili che narrano di Gesù e della sua predicazione.

Infatti:

  • lo scrittore latino Tacito, parlando dell'incendio di Roma nel 64, asserisce che Nerone accusa di questo evento i cristiani, scrivendo testualmente – i seguaci di colui che è all'origine di questo nome, Cristo, giustiziato sotto il regno di Tiberio, dal procuratore Ponzio Pilato;
  • Plinio il giovane, amico di Tacito, in una lettera a Traiano, parlando dei cristiani scrive – in un giorno fisso, si radunano all'alba, e pronunciano un canto invocando Cristo, come un Dio;
  • riferimenti a Gesù li troviamo ancora negli scritti di Svetonio e Celso, anch'essi latini, e in altre opere letterarie di origine ebraica, come il Talmud;
  • lo scrittore Giuseppe Flavio (93-94), una delle fonti ebraiche più antiche, benché influenzato più dalla corrente filosofica, detta stoicismo, che dal pensiero evangelico, nelle "Antiquitates iudaicae" parla di Gesù, "Uomo saggio", della missione proclamata apertamente dai seguaci di Lui che affermavano - è il Cristo – parla ancora dei suoi miracoli, di come i capi ebraici lo hanno condannato a morte e come taluni raccontano di averlo visto risorto.

Inoltre, gli stessi Vangeli, sia i canonici sia gli apocrifi, costituiscono fonte storica citando avvenimenti e personaggi del tempo e legati alla vita di Gesù.

Tutto ciò fa sorgere una domanda: se coloro che hanno scoperto la dea ragione e conducono la loro esistenza in funzione di essa, affermano di essere affascinati dalla persona di Cristo e dalla sua predicazione, negandone al tempo stesso l'attendibilità storica, non sono forse attratti da un sogno o da una favola? Ma, più probabilmente, mancano di onestà intellettuale!

Proseguendo nell'intervista, Scalfari afferma che, quando l'uomo sarà scomparso dalla terra e la terra stessa non esisterà più, sarà annullata anche l'idea di Dio e quindi Dio stesso e, in ogni caso, anche qualora con la morte l'uomo riuscisse a conoscere perfettamente Dio, come la fede attesta, conoscerebbe un Dio immanente, privo della sua trascendenza, proprio perché conosciuto dall'uomo.

Questa è un'altra speculazione mentale che non regge.

Non si è forse Dio fatto uomo in Cristo per rivelarsi a noi? Quindi già una volta si è reso immanente per attrarci e farsi meglio comprendere e lo conosceremo completamente, in tutta la sua trascendenza, alla sua seconda venuta, quando tutto sarà ricapitolato in Lui

Dio è una realtà, non un pensiero, ed il rapporto con Lui esisterà in una diversa dimensione che ora noi non possiamo comprendere, in nuovi cieli e nuova terra.

La fede è un dono di Dio, ma è anche una conquista personale, perché richiede la nostra adesione volontaria a Cristo, pertanto non dobbiamo permettere ad alcuno di renderla instabile attraverso la propaganda della non fede e farci così rubare la speranza, come dice Papa Francesco.

Probabilmente, la dichiarazione di non sentire la necessità di cercare Dio fatta da Scalfari, è stata dettata più dalla mente che dal cuore, perché sul quotidiano del 15 settembre 2013, è apparso un suo articolo dal titolo "La verità, vi prego, sui confini dell'amore", nel quale afferma di accettare l'idea che Dio è il pensiero dell'uomo che porta verso il bene e che ci ispira solidarietà e giustizia, prosegue facendo una disquisizione sull'amore, da quello edonistico fino all'annullamento di se stessi per gli altri e conclude affermando che il sacrificio di Cristo è servito a ben poco in considerazione di come vanno le cose nel mondo e constatato che l'amore verso se stessi è cresciuto facendo diminuire quello verso gli altri.

Certamente Dio orienta il pensiero verso il bene, ma non può identificarsi nel pensiero e l'esempio di Cristo ha prodotto, contrariamente a quanto dice, immensi effetti benefici che ovviamente sono meno rilevabili del male riferito dai media, perché, si sa, il bene non fa rumore a differenza del rumore propagandato che fa molto male.

Inoltre, l'intuire e considerare Dio alla maniera esposta da Scalfari è un credere a livello terreno e limitato ai valori umani che può anche racchiudere dei concetti evangelici e, quindi, è di per sé buono e può condurre lentamente verso la Verità, cioè verso Cristo, ma non può chiamarsi fede.

Chi ama Dio sa che Lui è Colui che è, non ha bisogno di segni per credere, è l'amore stesso che attesta l'esistenza di Dio.

L'incontro con Lui avviene attraverso Gesù, come esperienza personale ed è indispensabile per acquisire la fiducia in Lui.

E' inutile cercare la verità sui confini dell'amore. Cristo è morto perché ha amato noi più di se stesso e questo ci deve fare riflettere sull'ampiezza del nostro amore.

Quando il cuore si apre all'amore riesce a superare la ragione, anzi la mente si mette al servizio del cuore, sviluppando l'intelligenza della fede.

E' bello chiudere questa riflessione con la speranza che la dichiarazione di voler proseguire il dialogo con il Santo Padre e di avere, possibilmente un incontro diretto con Lui, non sia per difendere ad oltranza la posizione personale, ma serva ad aprire un colloquio proficuo che porti veramente ad un percorso di crescita nell'amore vero.

Sergio Tomassetti